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LA ZEBRA CHE FUGGE DAL LEONE – PT.3 –

Questo benedetto animale in fuga è un esempio davvero fantastico, poiché offre una serie di possibili esempi di adattamento al pericolo e all’emergenza, che poi ritroviamo nella vita di tutti i giorni.
Quando scappi, fuggi o sei di corsa, gli occhi di solito guardano avanti per trovare tutte le possibili soluzioni di fuga o per tenere lo sguardo fisso sulla cosiddetta “preda” che è poi il tuo obiettivo da raggiungere.
Che può essere terminare un lavoro impegnativo che speri ti darà la meritata soddisfazione, oppure quando sei impegnato/a in un compito difficile o stai studiando come tirarti fuori da un guaio.
Quindi se hai lo sguardo fisso sull’obiettivo, cosa puoi mai vedere del mondo che ti circonda, se non solo frammenti? Fatichi allora a comprendere il bello che ti circonda, anche gli affetti e le emozioni si stemperano e impallidiscono e il paesaggio sembra coinvolgerti poco.
Lo sguardo, che normalmente si posa sereno sulla persona che hai accanto e che ti accompagna sentimentalmente, diventa sempre meno sereno e col tempo, con buona probabilità, meno interessato.
Ci trasformiamo in distratti e confusi.
Poi qualcuno, purtroppo sempre più spesso, mi racconta di non aver più fantasia nel rapporto con la compagna o il compagno: i sentimenti si sciacquano e perdono quel calore che dovrebbe caratterizzarli.
Ci credo: uno degli adattamenti più interessanti nell’animale che fugge e parimenti nell’umano che si stressa è proprio il calo del desiderio, perché una zebra che scappa da un leone non è assolutamente necessario, anzi sarebbe controproducente, che fosse eccitata sessualmente!

LA ZEBRA CHE FUGGE DAL LEONE – PT.2 –

Rimanendo in tema di animali che fuggono vediamo alcuni aggiustamenti che avvengono nel corpo di un animale (noi) che fugge da un leone (compagno, compagna, lavoro, impegni ecc).

Normalmente un animale in corsa blocca i processi digestivi perché è inutile e dispendioso continuare un processo digestivo mentre si è in fuga: ecco perché quando siamo sotto stress (quindi come se fossimo in fuga) potremmo sperimentare qualche bel problema digestivo, magari con un accenno di nausea o di sensazione di “boccone sullo stomaco”.
Non è difficile immaginare una situazione di questo tipo: provate a correre dopo aver mangiato a pranzo, con grande probabilità la pizza vi si rivolta nello stomaco. Ora è più chiaro il motivo per il quale sempre più persone devono fare uno spuntino leggero a pranzo.

Purtroppo, non abbiamo la possibilità di farci una bella pennichella dopopranzo (o almeno non tutti). No, dobbiamo tornare a essere efficienti e produttivi, ma la digestione, come probabilmente sapete, dovrebbe avere un tempo definito e avvenire solo quando possiamo stare tranquilli, in caso contrario è una sorta di forzatura. Se mangiare un po’ di corsa perché siamo stressati avviene solo episodicamente, allora nessun problema.
Ma se, come frequentemente succede alle nostre latitudini, il “di corsa” assume i caratteri dell’abitudine potremmo andare incontro a qualche antipatico fastidio.

Per digerire bene dovremmo quindi garantire uno spazio di serenità all’organismo, cosa assai difficile mediamente. Quando chiedo ad Annalisa se in vacanza digerisce bene lei si ferma un secondo ci pensa e mi dice che sì, è vero, in vacanza non ha mai problemi digestivi.

LA ZEBRA CHE FUGGE DAL LEONE – PT.1 –

Quando mi capita di organizzare un corso, un webinar, una serata culturale su temi a me cari l’esempio della zebra che fugge dal leone torna sempre di grande utilità.
Perché un animale che fugge mette in atto tutta una serie di aggiustamenti ormonali e metabolici che perfettamente ci spiegano come ci “conciamo” quando stiamo fuggendo da un pericolo. E come ho già detto in varie altre sedi il leone o, meglio, “i” leoni da cui tutti fuggiamo possono assumere varie forme e aspetti.

Una moglie troppo aggressiva perché non si sente compresa potrebbe essere il leone di un marito troppo remissivo e viceversa un uomo che chiede troppo alla propria compagna o che non è mai soddisfatto potrebbe a sua volta essere il leone che insegue.
Anche i figli potrebbero rappresentare dei leoncini, qualche mamma chiama “le belve” i propri figli e non perché non vuole loro bene ma perché davvero i bambini spesso ti sfiniscono con la loro energia o le loro richieste.
Anche sul lavoro potremmo dover scappare da qualcuno o da qualche impegno troppo gravoso.
E sono anche convinto che, per chi abita nelle città medio grandi anche il traffico e le tangenziali possano essere elementi da cui verrebbe voglia di fuggire…tanti leoni che ci inseguono.

Una vita che assomiglia sempre più a una savana, nella quale dobbiamo sempre correre. E quando corri nella savana ci sono tante cose che avvengono nel tuo corpo, tanti aggiustamenti che messi insieme creano una vera e propria sindrome da stress. E poi diciamo “che fatica”…ma dai, sempre di corsa, come puoi mai sentirti se non stanco.

NON SONO STRESSATA/O MA…

Molte persone davvero non riescono a riconoscere i loro livello di coinvolgimento all’interno di una determinata situazione di vita. Provate a camminare normalmente al fianco di uno che è sempre abituato a correre: lui o lei vi diranno che per loro quello è camminare, non conoscono altre realtà e quindi può essere complesso fermarli e farli ragionare sulla velocità con cui si spostano o si muovono.

Per carità, non si deve essere plantigradi, quei minuscoli animaletti che si muovono con esasperante lentezza, si deve trovare la giusta misura. Adriano, ad esempio, sostiene di non essere stressato e in effetti se lo guardate superficialmente sembra proprio così. Ma, a una più attenta osservazione, possiamo notare che è sottoposto anche lui come tutti a carichi pesanti di vita: nel ragionamento scopriamo che talvolta quando rientra a casa è assalito da un senso di nausea, come se avesse un leggero peso sullo stomaco. Preoccupato, recentemente ha fatto degli esami anche approfonditi e per fortuna pare sia sano come un pesce.

Arriviamo a scoprire le vere motivazioni del suo comportamento e capiamo che questi attacchi di nausea, che talvolta lo portano a scaricarsi con una frequenza eccessiva, hanno una ragione più profonda.
Adriano il tranquillone, soffre di una situazione nell’ambito lavorativo che non gli consente un accettabile grado di serenità. Non lo ammette ma lui è un sensibile, e anche piuttosto emotivo, e troppo frequentemente si nasconde dietro un apparente velo di tranquillità o di indifferenza.

La sua vita è tutta un “ma lascia perdere” e dovete vedere la sua compagna come si indispettisce quando lui cerca di tranquillizzarla e lei glielo spiega dicendo che è controproducente che lui cerchi sempre di minimizzare, ma non c’è verso: davvero sembra che lui non voglia o non riesca a capire.

IMPARARE A DIRE DI NO

Ma certo, spesso siamo eccessivamente accondiscendenti e diventiamo “Yes man” o “Yes woman” quindi sempre inclini ad accettare, ci facciamo troppo coinvolgere.
L’amico/a carissimo/a ci chiede con grande passionalità di fare una cosa per lui/lei, una cosa che proprio non ci va in quel momento, ci ha preso in contropiede e si fa una gran fatica a dire di no.
Allora per non dare dispiacere, facciamo quella cosa che ci è stata richiesta, controvoglia, e poi diventiamo come la famosa “pentola di fagioli” e cioè continuiamo a borbottare frasi tipo “è l’ultima volta che ci casco” “possibile che lui o lei non capiscano che questa cosa non mi andava?”.
Meglio un bel no secco e convinto, ma assolutamente non aggressivo, magari corredato da una spiegazione logica ed esaustiva.
Solo che un bel “no” per molte persone è un optional: i motivi per cui fatichiamo a dire no a certe situazioni sono davvero molteplici.
Tiriamo in ballo l’educazione, i vincoli genitoriali, il buon vivere, non ci piace vedere l’espressione stupita e delusa dell’amico/a cui abbiamo rifiutato l’aiuto e davvero non è cosa.
Corretto, dobbiamo essere partecipi e solidali, quando si può una mano va data. Sì, ma solo se è davvero importante utile o gratificante, altrimenti è meglio un gentile “non mi va, non è nelle mie corde”. Mi raccomando però di non prenderci troppo gusto al contrario: non dobbiamo trasformarci in “No man” o “No woman” altrimenti diventa la fiera dei “no” e allora si esagera dall’altra parte.
In medio stat virtus dicevano i latini.

L’ALTRA/O ME

Segue alle pillole sei quello che mangi o quello che pensi?

Ma scusa Claudia, le chiedo, come mai tua madre ti riempie di richieste che sembrano assurde, inutili o fuori luogo? La mamma è comunque una donna lucida e presente anche se non più giovanissima e quindi Claudia si meraviglia del fatto che la mamma le cerchi sempre qualcosa da fare, sembrerebbe darle fastidio di vedere sua figlia ferma a far nulla e questo naturalmente carica Claudia di responsabilità che talvolta trova inaccettabili.