MENU

Cerca
Close this search box.

IMPARARE A DIRE DI NO

Ma certo, spesso siamo eccessivamente accondiscendenti e diventiamo “Yes man” o “Yes woman” quindi sempre inclini ad accettare, ci facciamo troppo coinvolgere.
L’amico/a carissimo/a ci chiede con grande passionalità di fare una cosa per lui/lei, una cosa che proprio non ci va in quel momento, ci ha preso in contropiede e si fa una gran fatica a dire di no.
Allora per non dare dispiacere, facciamo quella cosa che ci è stata richiesta, controvoglia, e poi diventiamo come la famosa “pentola di fagioli” e cioè continuiamo a borbottare frasi tipo “è l’ultima volta che ci casco” “possibile che lui o lei non capiscano che questa cosa non mi andava?”.
Meglio un bel no secco e convinto, ma assolutamente non aggressivo, magari corredato da una spiegazione logica ed esaustiva.
Solo che un bel “no” per molte persone è un optional: i motivi per cui fatichiamo a dire no a certe situazioni sono davvero molteplici.
Tiriamo in ballo l’educazione, i vincoli genitoriali, il buon vivere, non ci piace vedere l’espressione stupita e delusa dell’amico/a cui abbiamo rifiutato l’aiuto e davvero non è cosa.
Corretto, dobbiamo essere partecipi e solidali, quando si può una mano va data. Sì, ma solo se è davvero importante utile o gratificante, altrimenti è meglio un gentile “non mi va, non è nelle mie corde”. Mi raccomando però di non prenderci troppo gusto al contrario: non dobbiamo trasformarci in “No man” o “No woman” altrimenti diventa la fiera dei “no” e allora si esagera dall’altra parte.
In medio stat virtus dicevano i latini.

CREARSI UN FUTURO

A volte sembra proprio che non ci sia tregua, sembra che le cose si affastellino una sopra l’altra e non ci sia lo spazio per riprendersi. Maria mi dice che, se esistesse un santo per gli sfortunati o per gli “iellati” lei andrebbe subito ad accendere una candela in suo favore o almeno che guardasse giù e la preservasse dallo stress che domina la sua vita.
Non ne sono sicuro ma dicono che esista un santo che si chiama San Giuda Taddeo, il santo delle cause perse; ma dico a Maria che non è necessario scomodare i santi per queste cose. È lei in prima persona che deve fare qualcosa per cambiare la sua vita e mi viene alla mente una frase scritta e letta da qualche parte, che poi è un detto taoista: il modo migliore per prevedere il tuo futuro è creartelo.
Siamo sempre prodighi di consigli e belle frasi per noi e per gli altri ma poi quando si passa all’azione è tutta un’altra cosa: si accatastano decine di problemi, molti “ma no”, alcuni “non ci riuscirò mai” e un pizzico di “forse non ne vale la pena”.
È importante che tu ci creda alla forza che puoi mettere in campo quando decidi che è giunto il momento di svoltare: non è detto che la tua svolta possa rendere tutti felici, al contrario, potresti deluder qualcuno, altri potrebbe non riconoscerti … ma non c’è nulla da fare il cambiamento è necessario.

L’ALTRA/O ME

Segue alle pillole sei quello che mangi o quello che pensi?

Ma scusa Claudia, le chiedo, come mai tua madre ti riempie di richieste che sembrano assurde, inutili o fuori luogo? La mamma è comunque una donna lucida e presente anche se non più giovanissima e quindi Claudia si meraviglia del fatto che la mamma le cerchi sempre qualcosa da fare, sembrerebbe darle fastidio di vedere sua figlia ferma a far nulla e questo naturalmente carica Claudia di responsabilità che talvolta trova inaccettabili.

SEI QUELLO CHE MANGI O QUELLO CHE PENSI? -PT.4

Allora bisogna stare attenti a come ci si sente, emotivamente intendo, prima di metterci a tavola dicono alcuni… ma è davvero così importante?
Claudia mi dice che a lei piace mangiare sano e biologico, racconta di essere molto attenta agli accostamenti dei vari cibi e ai contenuti delle pietanze e in linea di massima sono assolutamente d’accordo con lei.
Una sana attenzione al nostro stile di vita è la regola numero uno per un pieno benessere: eppure Claudia soffre di colite, di dolori intestinali abbastanza importanti e lamenta una discreta irregolarità, disturbi che per un bel periodo di tempo sono migliorati dall’inizio del cambio di alimentazione.

QUANTO SIAMO STATI BRAVI QUEST’ANNO?

Laura si lamenta del fatto che non si sente mai veramente soddisfatta di quello che fa e di ciò che ha a disposizione. Parliamo e ragioniamo insieme a lungo sull’intenso anno che sta per terminare e lei racconta che è convinta di non fare mai abbastanza, si sente sempre in ritardo e in difetto rispetto alle molte cose che fa o che dovrebbe fare e quindi spesso è presa dallo sconforto.

PENSIERI SOTTO L’ALBERO

Il periodo delle feste natalizie dovrebbe prestarsi perfettamente alla riflessione e a uno spazio per sé stessi. 
Come i vecchi contadini che, durante la stagione fredda, rallentavano tutte le attività e si concedevano del sano riposo e anche un pizzico di noia, una cosa che oggi va di moda col nome di Hygge, cioè il vivere in comodità il lungo tragitto invernale tipico delle regioni nordiche, il prendersi il giusto tempo. Il periodo dell’otium dei latini, del dolce far nulla, del mettersi in panciolle…il solo pensiero mi fa venire sonno, l’immaginarsi stesi sul divano a leggere un buon libro, oppure a passeggiare lentamente in un bosco o lungo un fiume e respirare aria fresca e senza una meta precisa.
E vivere con serenità qualche giorno di festa, anche pochi, insieme ai propri familiari…sì perché lo sai che non è scontato oggi avere una famiglia? Chi ce l’ha, con tutti i suoi difetti, dovrebbe tenersela cara e apprezzare fino in fondo la dolcezza di un abbraccio o di un breve periodo insieme.
Alfredo mi racconta che di lui si ricordano solo quando c’è bisogno e quindi il periodo natalizio non è propizio (scusate la rima) se non a rivangare certe spinosità familiari. Eh, no caro Alfredo, probabilmente, almeno in parte, una fetta del problema sei proprio tu che vivi un po’ come un “orso incompreso” chiuso nella tua tana a rimuginare sui torti subiti.
Pensa che fortuna hai ad avere una famiglia che nonostante tutto resta piuttosto unita e se riflettiamo, solo per un istante (altrimenti ci piglia male), a quante persone hanno una famiglia unita, ci rendiamo conto che non sono poi così tante. È estremamente importante dal punto di vista esistenziale appartenere a un gruppo familiare.
Non abbiate timore, ne parleremo prossimamente…nel frattempo Buon Natale a tutti!

MANTENERE PULITO IL CONTENITORE

Noi esseri umani siamo equiparabili a contenitori di sostanze: girava una vecchia immagine molti anni fa quando frequentavo i miei primi corsi di Medicina Integrata con alcuni insegnanti tedeschi dove, per colpire più efficacemente l’immaginario, il corpo veniva rappresentato come un vero e proprio bidone colmo di rifiuti. L’immagine era forte e non dava adito a equivoci. Per carità siamo molto di più di semplici contenitori, abbiamo una vita molto dinamica e complessa e una parte legata all’anima, di elevatissimo spessore.

IL CANE PASTORE

Gianni è un giovane uomo di vent’anni e mi racconta di sentirsi un po’ stanco ultimamente e questa sua richiesta di aiuto non mi stupisce anche perché è molto comune oggi, purtroppo, fra i giovani, che spesso lamentano strane forme di stanchezza o demotivazione.

SEI QUELLO CHE MANGI O QUELLO CHE PENSI? -PT.3

Sapete quale parte del nostro corpo è più facile manipolare? Ve lo dico subito: è il cervello.
Un fegato lo puoi intossicare o caricare di cibo o di alcolici ma non è che puoi fargli cambiare idea: il cervello se messo nelle condizioni ideali è capace di cambiare il giudizio ed essere ingannato.

SEI QUELLO CHE MANGI O QUELLO CHE PENSI? -PT.2

Torniamo alla “fase Cefalica”: cioè, il cibo prima di mangiarlo lo processiamo neurologicamente. Ma dai? È così, il cibo viene processato, lo facciamo in automatico, non è mica che ci pensiamo, è un atto spesso fuori dalla nostra volontà