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IL BOCCONE AMARO

Ogni giorno della nostra vita abbiamo obiettivi da raggiungere e cose da fare o da dire. E mangiamo cibi e beviamo liquidi e ascoltiamo parole e vediamo cose o persone o situazioni più o meno piacevoli.

Sappiamo che ognuna di queste azioni che facciamo tutti i giorni, cioè ascoltare, vedere, parlare, toccare, annusare, viene raccolta da uno dei 5 sensi di cui disponiamo che manda le informazioni ricevute al cervello che le deve elaborare.

Sandra afferma che non sempre vede o sente cose piacevoli nel corso della giornata e mi parla in particolare di fonti di discreto stress che proviene dal suo ambiente aziendale: lei vorrebbe cambiare lavoro ma continua a pensare che non sia il momento giusto per farlo.

Ogni informazione che viene raccolta dai nostri sensi potrebbe essere definita un vero e proprio boccone: quindi il cosiddetto “boccone amaro” espressione che spesso viene usata nel linguaggio comune, non è solo quello che mandiamo giù quando mangiamo.

Tutte le volte che deve parlare con un responsabile in particolare, Sandra percepisce un netto disagio perché questa persona sembra sempre malfidente, lei si sente sotto accusa e mal digerisce alcune osservazioni che le vengono fatte, non tanto per le osservazioni in sé quanto per il modo in cui vengono portate avanti.

Le spiego che ogni informazione che riceviamo attraverso uno dei 5 sensi è appunto un boccone che deve essere elaborato e “digerito” esattamente come se fosse un cibo: da qui nasce la nausea che ogni tanto le prende lo stomaco anche se non ha mangiato o bevuto nulla, nausea che lei non si spiega.

La spiegazione è semplice: c’è qualcosa, una emozione o un sentimento che lei ha dovuto mandar giù e sottolineo dovuto e non è stata una esperienza piacevole, che per il suo cervello un po’ stressato è esattamente come se fosse un cibo pesante da digerire.