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IL TABÙ DELLA SOFFERENZA

Il mondo della pubblicità e dei social letteralmente trabocca di gente sorridente, felice e che grazie a una buona rendita economica è in grado di concedersi le meglio cose.

Le case dove vivono le famiglie che consumano le merendine della pubblicità sono sempre luminose, con bei giardini, figli ubbidienti, genitori belli e interessanti.

Le pagine dei principali influenzatori sociali o “influencer” mostrano sempre viaggi, relazioni felici, bei vestiti, l’ultimo modello di cellulare.

 

Poi ti guardi intorno e ti rendi conto che la realtà non è esattamente così: molte persone soffrono intorno a te e magari soffri anche tu. Per evitare la sofferenza o le brutture della quotidianità andiamo spesso alla ricerca di isole felici nelle quali rifugiarci, anche se siamo ben consci che ciò che incontriamo sia quasi sempre costruito ad arte.

 

I film sci-fi sono pieni di scene come quella di Matrix in cui un attore addentando un pezzo di filetto morbidissimo e sorseggiando un calice di vino afferma di sapere benissimo che tutto ciò non sia vero, ma sia il frutto di una complessa elaborazione cibernetica, lui sa dell’inganno ma sta al gioco.

 

La sofferenza è parte integrante della vita, non va rifuggita e non bisogna vergognarsene. Si affronta con determinazione e coraggio, virtù delle quali siamo spesso a corto e che non sono facilmente acquistabili nemmeno sul deep web.

Soffrire ci può servire per crescere ed evolverci, per diventare persone migliori, anche se non è detto che ci debba piacere: una quota di sofferenza è però strategica nell’ambito evolutivo dell’uomo.

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