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IMPARARE A DIRE DI NO

Ma certo, spesso siamo eccessivamente accondiscendenti e diventiamo “Yes man” o “Yes woman” quindi sempre inclini ad accettare, ci facciamo troppo coinvolgere. L’amico/a carissimo/a ci chiede con grande passionalità di fare una cosa per lui/lei, una cosa che proprio non ci va in quel momento, ci ha preso in contropiede e si fa una gran fatica a dire di no.

Allora per non dare dispiacere, facciamo quella cosa che ci è stata richiesta, controvoglia, e poi diventiamo come la famosa “pentola di fagioli” e cioè continuiamo a borbottare frasi tipo “è l’ultima volta che ci casco” “possibile che lui o lei non capiscano che questa cosa non mi andava?”. Meglio un bel no secco e convinto, ma assolutamente non aggressivo, magari corredato da una spiegazione logica ed esaustiva.

Solo che un bel “no” per molte persone è un optional: i motivi per cui fatichiamo a dire no a certe situazioni sono davvero molteplici. Tiriamo in ballo l’educazione, i vincoli genitoriali, il buon vivere, non ci piace vedere l’espressione stupita e delusa dell’amico/a cui abbiamo rifiutato l’aiuto e davvero non è cosa.

Corretto, dobbiamo essere partecipi e solidali, quando si può una mano va data. Sì, ma solo se è davvero importante utile o gratificante, altrimenti è meglio un gentile “non mi va, non è nelle mie corde”. Mi raccomando però di non prenderci troppo gusto al contrario: non dobbiamo trasformarci in “No man” o “No woman” altrimenti diventa la fiera dei “no” e allora si esagera dall’altra parte. In medio stat virtus dicevano i latini.