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LA CALMA OLIMPICA

Una delle più frequenti situazioni di malessere si sviluppa quando siamo esposti al sentimento dell’eccessivo coinvolgimento: siamo tutti molto, spesso troppo, coinvolti nelle dinamiche relazionali, le madri con i figli, i figli con i genitori anziani, due persone che vivono sotto lo stesso tetto, oppure la convivenza nei luoghi di lavoro possono essere l’ambiente ideale per sviluppare relazioni tossiche o malate.

Nonostante il fatto che siamo consci che potremmo farci male, spesso ci buttiamo dentro a capofitto all’interno di queste relazioni tossiche come se volessimo risolverle o gestirle tutte.

Il coinvolgimento emotivo è una cosa fantastica che ci consente di prenderci cura delle persone intorno a noi: il problema si verifica quando siamo troppo coinvolti dalle relazioni come detto prima, quando non siamo più così obiettivi nel trarre delle conclusioni, sulle relazioni che viviamo e sul vissuto in generale.

Quando sei dentro un problema vedi solo il problema e quindi sei parte di esso: pertanto non avrai con buona probabilità la capacità di gestirlo al meglio. Quindi anche in queste situazioni, la dose è tutto!

Solo se ti distacchi un po’ puoi fare luce sugli accadimenti.

Perché la chiamiamo “calma olimpica”? Perché gli dei nell’Olimpo si arrabbiavano molto gli uni con gli altri ma alla fine rimanevano dei e quindi vedevano le cose dall’alto, dall’Olimpo appunto, luogo protetto dal quale potevano osservare tutto col giusto distacco.

Noi non siamo come Giove o Atena, non siamo dei e quindi non abbiamo le loro potenzialità; eppure, per stare bene dovremmo comportarci come loro: dobbiamo imparare a vedere le cose dall’alto perché in caso contrario perdiamo lucidità e raziocinio e le soluzioni difficilmente arrivano puntuali e precise. Quindi coinvolti sempre, ma con la giusta dose di distacco e consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre possibilità e dunque mai avventati.

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