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LA FUGA DAL LEONE – PARTE 2

Mentre corro nella savana con le ali ai piedi non percepisco nulla a livello corporeo se non il battito accelerato del mio cuore e ho semplicemente una gran voglia di non divenire un goloso spuntino.

Non ho fame né sete, non faccio aria, non mi scappa la pipì, dato che i miei sfinteri sono sigillati, non sto digerendo nulla, nemmeno se avessi appena finito la colazione, non sono sessualmente eccitato, tutte le funzioni normali di un corpo in quiete sono azzerate. C’è solo corsa, muscoli tesi nella fuga e desiderio di sopravvivenza, null’altro. Non ho sentito il dolore delle spine della savana nelle gambe, né ho percepito se non per un breve istante, il dolore della caduta sul gomito, zona di solito molto dolorosa.

Ma appena mi sono reso conto di essere in salvo nel mio rifugio sono iniziati i dolori, sento le gambe che bruciano da maledetti, il gomito inizia a fare un male dannato e ho necessità di sdraiarmi perché mi viene da svenire.

Analizziamo la scena dal punto di vista biologico: la fuga è pura tensione. Risposta adrenalinica e basta, no dolore, no fame, nulla di nulla, non sento altro che il desiderio di non soccombere. Quindi purissima fase di Stress.

La salvezza è puro rilascio della tensione, tutto si smolla e comincio a percepire il dolore e tutte le altre funzioni corporee.

Quando vi chiedete il perché vi venga il mal di testa proprio durante il fine settimana, questa è la spiegazione. Dal lunedì al venerdì siete sotto stress e correte nella savana quindi molta adrenalina e pochissimi sintomi. Sabato e domenica vi riposate sull’albero e quindi il corpo presenta il conto di tutta la settimana (di corsa nella savana): e quando altrimenti? Solo quando siete a riposo il corpo può attivare i suoi sistemi di guarigione, cioè quando le energie non sono impegnate in altra attività: quando siete a riposo (controstress) escono i guai procurati durante la fase di attività (stress).

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