Ansia

Molti mi chiedono: che cosa vuol dire essere ansiosi?

Per prima cosa caratterizziamo l’ansia: Esistono due differenti tipi di ansia 

–          L’ansia naturale (EUSTRESS): fisiologico stato di attivazione che serve a rispondere alle richieste della vita quotidiana, consente quindi l’attuazione di iniziative e comportamenti utili all’adattamento >> non è patologica

–          L’ ansia patologica (DISTRESS): i sintomi principali dell’ansia sono moltissimi e possono essere Psicologici o Neurovegetativi. Quindi l’ansia è patologica quando disturba il funzionamento psichico, determinando una limitazione delle capacità di adattamento dell’individuo.

FORME DI INQUIETUDINE – IRREQUIETEZZA

L’ansia è con elevata probabilità l’incapacità di fornire una buona risposta od una efficace prestazione alle richieste che il mondo ci fa.  

L’ansia influisce sul nostro stile di vita: essa è una delle tante forme di risposta alle richieste che il mondo fa all’individuo. È un’ottima reazione quando come già detto resta contenuta. Noi ci occupiamo in realtà della parte di ansia che ci toglie le forze e ci rende meno razionali o più semplicemente incapaci di dare risposte efficaci alle richieste.

Desomatizzazione >> osservare quanto le cose che facciamo quotidianamente possano avere risvolti legati alla nostra vita emotiva.

Il corpo va calmato, egli deve portare avanti un processo di accettazione attiva, non passiva, di ciò che introduce sotto forma di cibo, acqua, aria e le altre migliaia di informazioni con le quali quotidianamente veniamo a contatto.

Attraverso il processo di desomatizzazione desideriamo calmare i sentimenti che possono alterare le funzioni fisiologiche metaboliche.

stress

Molti mi chiedono: che cosa intendiamo esattamente quando parliamo di stress o dell’essere stressati.

La parola Stress è stata presa a prestito da un termine ingegneristico che rappresenta la resistenza dei metalli alla torsione ed è correntemente usata in linguaggio medico per definire la quantità di carichi psico-fisici che quotidianamente dobbiamo sopportare.

La parola Stress viene usata con grande frequenza per indicare le situazioni che ci mettono in difficoltà e riassume con grande efficacia la condizione media umana. Credo fermamente che nel mondo civilizzato nessun uomo o donna possa sottrarsi a qualche livello di stress.

Vorrei inoltre ricordare l’importante differenza semantica fra essere stressati e sentirsi stressati.

Molte persone asseriscono di non sentirsi stressate eppure lo sono profondamente. La spiegazione? Solo una questione di abitudine, di adattamento allo stress.

Sono così abituate ad essere sotto tensione che ormai non percepiscono più il livello di allarme che li aiuterebbe a difendersi. Cosa piuttosto grave, ovviamente.

Dobbiamo a questo punto caratterizzare meglio il concetto di Stress e lo facciamo considerando gli studi di Hans Selye, grazie al quale possiamo suddividere la generazione delle fasi di stress in 3 distinte situazioni o fasi appunto.

Prima fase: allarme

È la fase iniziale in cui l’organismo chiama a raccolta tutte le sue risorse disponibili per l’azione immediata, soprattutto secernendo ormoni in grado di provocare opportuni cambiamenti in determinate funzioni organiche. In questa fase avviene un’intensa produzione di adrenalina (catecolamine) e una rapida accelerazione del ritmo cardiaco.

 

A. L’organismo percepisce, a livello consapevole o inconsapevole, un fattore di stress, stressor, ossia qualcosa di inaspettato, nuovo o insolito, in grado di rappresentare una difficoltà o un potenziale pericolo. Ho sottolineato il termine inconsapevole perché è proprio così che nascono i fattori stressogeni più profondi, quelli che riconosciamo con più difficoltà. Quando la causa dello stress è evidente, tutto risulta più facile da capire. Più difficile è quando lo stress è di piccola intensità ma ripetuto, diventa fonte di Cronicizzazione.

Il fattore di stress può essere di natura psicologica ad esempio un brutto litigio, delle preoccupazioni, vari eventi emotivi. Può essere legato ad agenti fisici come un colpo di freddo o di caldo, oppure una botta od un incidente od un trauma. Oppure può essere legato ai cosiddetti agenti biologici, come durante una febbre per una infezione oppure una reazione gastrointestinale durante una intossicazione da cibo mal conservato.

Come si può vedere l’organismo non seleziona a priori la fonte di stress: che vi scottiate col sole o congelate una mano la reazione del corpo sarà la medesima. Quali adattamenti avvengono a livello corporeo durante questa fase?

 

B. All’interno del cervello vi è una piccolissima ma fondamentale area funzionale, chiamata Ipotalamo. Essa controlla buona parte delle funzioni organiche indipendenti dalla volontà (temperatura corporea,

frequenza cardiaca, bilancio idrico, respirazione, pressione sanguinea ecc.) essa è correlata col funzionamento del sistema endocrino, attraverso la connessione con la neuroipofisi ed è anche correlata col sistema immunitario. Compito dell’Ipotalamo è conservare la cosiddetta omeostasi interna operando opportuni adattamenti: se fa caldo aumentiamo l’evaporazione sudando ad esempio.

Principali reazioni Ipotalamiche:

  • secrezione di ormoni specifici come il cortisolo e attraverso una via diretta cervello-ghiandole surrenali (nervi splancnici) del sistema nervoso ortosimpatico, adrenalina e noradrenalina che vengono prodotte in quantità molto più alte del normale.
  • sempre tramite il sistema Nervoso stimolazione di vari organi e sistemi (sistema vascolare, muscolatura liscia, varie ghiandole ecc.) e inibizione di motilità e secrezione degli organi dell’apparato digestivo; produzione di endorfine, sostanze dell’organismo che innalzano la soglia del dolore e tramite le quali possiamo resistere in modo più appropriato agli sforzi fisici ed emotivi richiesti dallo stress.

 

C. Vi sono poi adattamenti metabolici: accelerazione dei battiti cardiaci, si alza la pressione sanguigna, la sudorazione aumenta, si ha un incremento della funzione respiratoria, le pupille si dilatano, la bocca s’inaridisce, i peli cutanei si rizzano. Sono i classici sintomi che proviamo prima di un esame o di un colloquio molto impegnativo. Tutti questi adattamenti sono preparatori alla prova che dobbiamo sostenere e sollecitano una reazione di lotta o fuga (fight or flight).

 

D. Il sangue si sposta dalla periferia al centro del corpo per sostenere la funzione degli organi importanti come cuore e polmoni: tutto questo avviene attraverso una vasocostrizione periferica ed in questa fase il sangue migliora le sue prestazioni di coagulazione al fine di cicatrizzare più velocemente le eventuali ferite del combattimento. La pelle impallidisce e, per l’azione combinata del sudore e del ridotto apporto di sangue, diventa umida e fredda. La funzione digestiva si riduce (non è necessario digerire mentre si fugge dal leone) causando spesso nausea che può diventare mal di stomaco se si mangia. Intanto, i muscoli scheletrici si contraggono come per affrontare un aggressore. Infine, l’irrorazione sanguinea diminuisce anche nelle aree del cervello specializzate all’elaborazione delle informazioni e alla soluzione dei problemi. Aumenta l’inquietudine (è necessario essere ben presenti quando si fugge dal leone), a causa dell’aumento dell’adrenalina, e diminuisce la concentrazione mentale (l’efficienza mentale è massima nel rilassamento profondo).

 

Seconda fase: resistenza

In questa fase è cruciale il ruolo del sistema HPA o asse HPA costituito dall’asse Ipotalamo – Ipofisi – Surrene che sostiene la risposta agli stressors tramite complessi programmi biologici e comportamentali.

La durata di ogni situazione da stress dipende soprattutto da questa fase che dura finché risulta necessaria una speciale prontezza e capacità d’azione, secondo percezioni basate, in gran parte, su fattori psicologici. Qui ci si adegua ai nuovi stimoli e almeno finché si percepisce il fattore di stress, l’organismo resiste.

L’evento fondamentale è la forte produzione di cortisolo che sopprime le difese immunitarie: come molti sanno si usano spesso i cortisonici come antinfiammatori ed immunoppressori, ad esempio nelle malattie su base autoimmunitaria. Se queste funzioni immunitarie abbassate durano per poco non sono un problema: lo diventano nelle cronicizzazioni. La riduzione a lungo termine delle capacità difensive aumenta la probabilità di infezioni e la predisposizione alle malattie autoimmuni.

In questa fase aumenta il ritmo cardiaco, i muscoli sono permanentemente tesi e quindi si produce uno stato di tensione generalizzato.

Lo stress può generare dipendenza? Senza volerlo apertamente sì, lo stress può generare dipendenza. Soprattutto se si entra in una spirale di ansia e preoccupazioni che ci fanno restare in fase di resistenza e generano stress cronico.

Ansia per il futuro, mancanza di sostegno sociale, preoccupazioni economiche, pandemie: una serie infinita di buone ragioni per restare in “stato di allarme” e quindi presto o tardi andare in esaurimento energetico. Ma anche il sistema immunitario costantemente allertato potrebbe perdere di efficacia e predisporci alle più disparate infezioni.

 

Terza fase: esaurimento

L’andamento e la durata e profondità di questa terza fase riparativa dipendono dalla durata e profondità delle fasi precedenti.

Si può andare da una piacevole sensazione di rilascio e di forte bisogno di riposare e di recuperare tipiche delle fasi di contro-stress dopo una durata rapida della fase di stress, come ad esempio dopo una corsa.

L’obiettivo di questa fase è il riposo ed il recupero delle energie.

Ma se il dispendio energetico è stato lungo e debilitante la contro fase può finire in lunghi periodi di esaurimento con forte difficoltà a ripigliarsi. Il corpo cerca di mantenersi in questa fase finché non c’è la sicurezza che i pericoli siano passati.

Possibile in questa fase il ricorso a sostanze stimolanti od il rifugio in comfort food o peggio ancora droga ed alcol.

L’inizio della fase di esaurimento è caratterizzato da una rapida diminuzione degli ormoni surrenalici (le catecolamine adrenalina e noradrenalina e, in particolare, il glucocorticoide cortisolo) nonché delle riserve energetiche.

L’effetto di forte stimolazione operato nelle fasi precedenti dal Sistema Nervoso Simpatico viene gradualmente sostituito dagli effetti calmanti del Vago o Sistema Nervoso Parasimpatico.

Il Vago riporta il sangue alla periferia e ripristina il normale afflusso nel digerente, nel cervello e a livello

cutaneo. Questa fase di recupero è cruciale ma potrebbe in alcune situazioni essere anche non particolarmente piacevole: possono comparire malesseri, depressione o ulcere gastriche.

Ecco perché è così importante la durata delle fasi precedenti: più esse sono brevi più rapida sarà la guarigione.

umore

Si parla molto dei disturbi del tono dell’umore ma non è facile l’inquadramento clinico di questa complessa situazione. L’umore è tutto, esso rappresenta la somma di tutte le preoccupazioni, ansie, dolori e gioie che costellano le nostre giornate.

Le alterazioni del tono dell’umore possono dipendere direttamente dagli eventi esterni, dalle situazioni stressogene cui siamo sottoposti. Ma sono certamente modulate dalle risposte allo stress che sono una caratteristica individuale e sono la somma di complessi adattamenti neuro-umorali ed ormonali che insieme costituiscono la reazione agli stimoli stressogeni.

A queste cause si aggiungono anche quelle generate da una flora batterica compromessa a causa di situazioni esogeno-endogene che, se non adeguatamente riportate ad un equilibrio adeguato possono innescare conseguenze anche a livello del tono dell’umore e non solo.

La cosa che possiamo e dobbiamo fare è quella di migliorare la qualità delle risposte che il nostro organismo può operare per evitare, allontanare o cicatrizzare con maggior efficienza i traumi che subiamo. Potremmo non essere sufficientemente abili o veloci nell’evitamento del trauma. Quando le persone ci raccontano i loro guai talvolta ci sentiamo impotenti, ci sono degli eventi della vita che almeno apparentemente sembrano sfuggire al controllo.

Quindi come terapeuta non posso certo modificare gli eventi a volte terribili che le persone subiscono, non si può essere lì ed evitare. La domanda che ci poniamo è: come può succedere tutto ciò.

Cosa rallenta o inibisce l’efficacia delle risposte?

La risposta è una sola. Sono i fattori di cronicizzazione. Cosa sono dunque i fattori di cronicizzazione? Sono tutti gli elementi che intasano i sistemi di difesa e reazione corporea. Nella maggior parte dei casi vi è la presenza di una infezione cronica. Qualche battere, parassita o virus che spesso incolpevolmente alberga nel corpo da innumerevoli anni e produce tossine. Ci sono anche le intossicazioni, come quelle da metalli pesanti, da inquinanti di vario genere come certe sostanze chimiche. Tuttavia nella mia esperienza personale queste sostanze sono metabolizzate ed eliminate di solito piuttosto efficacemente dall’organismo, sono più facilmente riconosciute come agenti patogeni e quindi di solito vengono attaccate nel tentativo di eliminarle. Mentre le cosiddette tossine microbiologiche sviluppano un certo stato di tolleranza e talvolta sfuggono ai sistemi di controllo del sistema immunitario. Spesso i microrganismi patogeni che possono creare certe malattie sono normali abitanti dell’organismo che cambiano forma o vanno su tessuti cui normalmente non appartengono. Questi microrganismi fanno tossine, creano sostanze che ci intossicano e possono alterare il comportamento.

Ad una signora col fegato steatosico cioè “grasso” veniva chiesto se per caso non assumesse alcolici ad un certo livello. La signora ha risposto che beve esclusivamente mezzo bicchiere di vino di qualità a pasto e null’altro. Le ho fatto osservare che per merito della fermentazione alcolica che avviene nel suo intestino causata da una infestazione da lieviti è come se assumesse quotidianamente 2 o 3 grappini. In fondo non sono proprio i lieviti a creare la fermentazione alcolica che darà poi origine al vino o alla birra? Questo alcol va anche al cervello e le persone talvolta si sentono ubriache anche senza bere.

Ma è solamente un esempio…se ne possono fare molti altri: la flora batterica presente nel nostro organismo produce sia sostanze molto utili che estremamente dannose. Molte di queste sostanze dannose sono veri e propri veleni del sistema nervoso: da qui alle alterazioni dell’umore il passo è breve! Cambiare il terreno, bonificare, drenare gli organi ed eliminare sostanze nocive ci consente di creare un perfetto terreno di benessere anche a livello emozionale.

insonnia

L’insonnia merita una piccola discussione a parte.

Moltissimi pazienti hanno problemi nel sonno notturno ma questi problemi non arrivano ad essere evidenti finché non sono di alto profilo. Questo vuol dire che molte persone sono distratte rispetto ai loro problemi di sonno e quando viene fatta la domanda specifica sulla qualità del sonno molti sostengono di dormire discretamente bene.

Per cui le domande sul sonno devono essere molto specifiche:

Ha dei risvegli notturni?

Se sì quanti sono?

Ogni risveglio notturno è connesso a una pipì oppure no?

Vi è uno stato d’ansia durante il risveglio?

Vi sono problemi digestivi durante la notte?

Alla mattina si sente stanco o riposato?

Talvolta la gente dice di essere attiva/o alla mattina ma non risponde alla domanda se si sente stanca o riposata, oppure risponde in modo molto evasivo come se il problema del sonno non fosse particolarmente importante o rilevante all’interno della salute. Solo chi ha effettivamente gravi problemi di sonno li rimarca efficacemente, gli altri tendenzialmente glissano.

Il carico di pensieri e di preoccupazione che accumuliamo durante la giornata spesso non riescono ad essere smaltiti con efficacia e quindi ce li ritroviamo come carico notturno.

Per prima cosa caratterizziamo il dolore e le sue forme:

il dolore è uno stratagemma ideato dal corpo per allertarci che qualcosa non va all’interno o all’esterno dell’organismo. Se dopo un certo tempo che siamo stati al sole non avvertissimo una sensazione di disagio o la pelle che scotta, con buona probabilità staremmo al sole fino ad ustionarci. Se non sentissimo la fatica muscolare potremmo lavorare o correre fino a cadere tramortiti.

Il dolore è dunque essenziale per la sopravvivenza ma non è certamente un’esperienza piacevole. Soprattutto se parliamo di dolori cronici, di situazioni cronicizzate. In questi casi il dolore sfianca proprio perché non dà tregua. Fra questi due estremi, il non sentire od il sentire il dolore troppo a lungo, vi è una infinita gamma di situazioni che hanno il dolore come componente importante. In particolare quando il dolore si localizza sul sistema delle articolazioni.

Il famigerato mal di schiena o la tensione nella zona cervicale, sono sintomi molto comuni, ai primi posti nelle classifiche fra gli elementi che fanno perdere giornate di lavoro.

E rappresentano una delle voci più importanti fra le spese sanitarie. Non tutti sanno però che molte tensioni che viviamo sulle nostre articolazioni, provengono da alterazioni dello stile di vita ancor di più che da strani inghippi metabolici.

Ci sentiamo carichi di preoccupazioni, oppressi da compiti gravosi, oberati da cose da fare o problemi irrisolti. È così illogico pensare che quando tutti i giorni qualcosa ci grava addosso, questo qualcosa non vada a caricare ginocchia, caviglie o schiena? Quindi portiamo il carico sulle articolazioni attraverso una serie infinita di tensioni muscolari, dei tendini e dei nervi: in buona sostanza somatizziamo lo stress sulle articolazioni.

Vi sono quindi due principali esperienze dolorifiche. La prima, quella da trauma fisico come dopo un intervento chirurgico o legate a traumi sportivi o accidentali come una caduta. Oppure ancora legate a superlavoro o a fasi di intenso impegno sportivo. E la seconda che si visualizza con dolori cronici da spostamento delle tensioni sulle articolazioni o nelle diverse aree del corpo.

Il dolore osteoarticolare influisce sul nostro stile di vita: il dolore in generale influisce anche sulle nostre emozioni rendendoci, soprattutto quando è cronico, nervosi ed irritabili. Ecco il motivo per il quale una buona gestione del dolore cronico è così importante.

Inutile dire che anche questi problemi sono legati a forme di carico eccessivo di stress sull’organismo.

Molti invocano in queste situazioni vari altri tipi di intossicazioni come intolleranze alimentari od altre intossicazioni o carichi tossici di varia natura. Questo è assolutamente possibile: tuttavia la mia esperienza mi porta a pensare che anche in questi particolari momenti siamo solitamente sotto-pressione e quindi viviamo situazioni di iper-tensione.

In particolare il sintomo del “mal di testa” in tutte le sue forme è spesso molto pesante da tollerare e può avere molte cause, ma quasi sempre nasconde una gran tensione interna. A maggior ragione quando esso è collegato a disturbi muscolo-tensivi, ma anche quando è più su base circolatoria-vasomotoria.

Spesso fronteggiare gli eventi della vita può risultare difficile, e può succedere di doversi “spremere le meningi” troppo a lungo – CEFALEA – cercare soluzioni che faticano a realizzarsi – STANCHEZZA CRONICA – oppure sentirsi caricati più del necessario nella ricerca – IPERTENSIONE.

Pertanto, talvolta in maniera eccessiva, “somatizziamo” gli eventi ai quali fatichiamo a dare risposte accettabili.

Il continuo affannarsi tipico del mondo consumistico occidentale porta all’esaurimento di energie, all’inevitabile esaurimento anche del sistema immunitario e quindi alla comparsa di infezioni che possono sostenere a lungo i sintomi della stanchezza cronica, una delle situazioni più frequenti che possono apparire nelle persone con malattie di lunga portata.

Moltissime persone asseriscono di sentirsi con le “pile scariche” e quando si arriva a questo punto significa che la situazione è compromessa da tempo e ci vogliono corrette terapie di desomatizzazione ed un po’ di pazienza per recuperare energie.

Quante volte nel corso di una giornata dobbiamo mandare giù qualcosa che non ci è piaciuto, il famoso “rospo” da ingoiare! Il corpo ingoia forzatamente ma il cervello emotivo che legge il dissenso nel dover mandare giù una notizia che non ci aggrada, reagirà con buona probabilità cercando in tutti i modi di eliminare l’informazione patologica.

Successivamente e dopo qualche centinaio o migliaio di bocconi indigesti da mandar giù avremo una reazione certificata e continua nel tempo: risposta cronica ad una cronica difficoltà. Il tentativo di autoprotezione dell’organismo sarà quello di buttare fuori questo boccone indigesto.

Con comparsa di eruttazioni continue, di disagio alla bocca dello stomaco, fino ad un vero e proprio reflusso gastroesofageo.

Altre volte riteniamo a torto o a ragione di meritarci di più dalla vita, pensiamo che sarebbe bello ricevere qualche gratificazione in più sia nel lavoro che negli affetti. Desideriamo ardentemente, anche se non lo esprimiamo a parole, di essere accarezzati ed incoraggiati. Se ciò non avviene con la frequenza o l’intensità adeguata probabilmente cercheremo rifugio in altre forme di gratificazione come ad esempio i dolciumi oppure nell’alcol o in altri generi voluttuari. Sono forme frequenti ed importanti di gratificazione sostitutiva. Sostituiamo con un cibo od una sostanza che ci gratifichi e ci nutra stimolandoci o rilassandoci, quello che riteniamo di non aver ricevuto dal mondo: la “giusta gratificazione” per tutto quello che abbiamo fatto. In poche parole se abbiamo desiderio di carezze o attenzioni cerchiamo dolciumi.

Questa è la causa primaria di ricerca di “comfort food” ma potrebbe essere una causa importante della cosiddetta fame nervosa. In fondo mordendo e masticando e riempiendoci la pancia compensiamo problemi metabolici (anche se poi ne creiamo altri) e ci sentiamo sazi e gratificati, anche se talvolta con le lacrime di coccodrillo.

L’inappetenza è l’esatto contrario. Essa si presenta nel corso di gravi malattie oppure durante importanti periodi di stress in cui letteralmente ci si chiude lo stomaco, proprio non va giù nulla, anche perché, mentre da un lato pensiamo di non meritare il cibo, dall’altro lato non vogliamo ingolfare il sistema della digestione. Tanto si sa, sotto stress acuto, risulta difficile digerire con efficacia.

Il sangue è un liquido molto complesso ed in importante, l’unico organo liquido del nostro organismo. Esso collega, nutre, ossigena e disintossica tutti gli organi.

Avere una buona circolazione è un requisito fondamentale per la buona salute, tant’è che si afferma che l’ipossia cioè la scarsa ossigenazione di un tessuto sia la prima e talvolta principale causa di malfunzionamento dell’organo stesso. È quindi essenziale ripristinare una buona circolazione ed una ottimale ossigenazione sanguigna per ristabilire un equilibrio corporeo, una corretta omeostasi.

Il sangue è un liquido “irrequieto”: provate ad immaginare le sue turbolenze all’interno dei vasi sanguigni o la pazzesca velocità con cui si muovono tutte le particelle corpuscolate che gli appartengono (ad esempio globuli rossi e bianchi per intenderci). Tutti i problemi legati al sangue sono da mettere in relazione con dinamiche legate alla famiglia di origine o a quella cui si appartiene in quel momento.

Pertanto tutte le caratteristiche tipiche di una persona definita sanguigna sono la sua estrema mobilità ed irrequietezza.

Tanto che si afferma che per essere lucidi nei momenti di forti decisionalità si deve mantenere il sangue freddo, dove per freddo si intende calmo e lento per distinguerlo dall’immagine di movimento ed eccitazione di una persona che non deve “scaldarsi” troppo. Quando si è molto contrariati od agitati “ribolle” il sangue nelle vene o meglio dire nei vasi.

Il sangue è molto spesso correlato con dinamiche familiari, con stress provenienti sia dalla famiglia di origine che di quella di appartenenza. Ecco perché spesso, nel tentativo di meglio comprendere l’origine di certe malattie, facciamo una disamina della situazione di convivenza familiare quando ci troviamo di fronte ai vari problemi circolatori che affliggono alcune persone.

In fondo perché si dice “sei sangue del mio sangue” quando si pensa di appartenere ad un gruppo familiare oppure quando si stringe un “patto di sangue” (che suggella una fratellanza)?

Quando una giovane donna ha mani e piedi freddi magari un po’ sudati abbiamo il classico quadro della persona che conserva il sangue all’interno del corpo. Questa situazione legata agli equilibri ormonali cambierà nettamente, come saggiamente sostenevano gli antichi medici, con la prima gravidanza. In assenza di gravidanza le cose cambiano con la maturità sociale, con l’acquisizione di un ruolo determinato nella società.

Il campo di lavoro qui è vastissimo perché l’intestino è uno dei primi organi attivi nei confronti delle situazioni stressogene. L’intestino reagisce immediatamente agli eventi, anche quelli esterni a lui, grazie alla sua importantissima rete di nervi, che oggi gli valgono l’appellativo di “secondo cervello”. Quando andiamo fortemente sotto stress spesso abbiamo “strizzoni di pancia”, o sentiamo un “buco” o un “pugno” nello stomaco o un “nodo” alla gola.

L’intestino, tutto l’apparato gastrointestinale, è costituito da organi primari nella sopravvivenza poiché devono operare l’importantissima funzione di separare il puro dall’impuro cioè di riconoscere e dividere le sostanze nutritive da quelle di scarto e permettere l’assorbimento di tutti gli elementi necessari alla vita. Noi riteniamo che l’intestino operi il “discernimento”, in buona sostanza la cosiddetta scelta consapevole. Spesso infatti quando ci riferiamo a una decisione presa con una certa improvvisazione diciamo che è stata una decisione di “pancia”. Un intestino lasciato lavorare serenamente senza intromissioni emotive funziona perfettamente basti vedere l’esempio degli animali soprattutto gli animali allo stato selvatico. Essi non hanno nessuna delle nostre problematiche e riescono ad adattarsi alle mutazioni ambientali con sorprendente facilità.

Un esempio di resilienza e di capacità e di adattamento? Le tartarughe delle Galapagos a cui le capre importate sulle Isole dal continente avevano tolto buona parte dell’erba fresca che era fonte principale del loro nutrimento, si sono adattate a mangiare i succulenti frutti dell’albero di guava.

Quando vi sono numerose intromissioni emotive durante i tempi del pasto, il cibo verrà elaborato in maniera non consona, i processi digestivi avvengono in modo non perfetto dando quindi luogo a processi aumentati di fermentazione e putrefazione che porteranno poi alla produzione eccessiva di gas intestinali. Chiedete ad una persona che sostiene di avere problemi digestivi se ha gli stessi disturbi quando si trova in vacanza. Se durante la vacanza l’intestino e lo stomaco funzionano bene, avremo la certezza che la persona vive stati di tensione durante le fasi di vita attiva.

In una società multiforme come quella attuale è pressoché impossibile non essere sottoposti a forme di stress: l’intestino che è il primo organo che somatizza sarà anche l’organo che sviluppa le maggiori problematiche relative a situazioni di vita. Quindi digerire ed assorbire che sono le due funzioni intestinali più delicate saranno anche quelle più sensibili alla qualità esistenziale. Sono fermamente convinto che la grande comparsa del fenomeno delle intolleranze alimentari osservato negli ultimi decenni sia andato di pari passo con l’aumento delle richieste che vengono fatte all’individuo. Così come parallelamente sono aumentate vertiginosamente le diverse forme di malattia autoimmune.

Risponde a realtà il fatto che molto spesso i cibi che arrivano sulle nostre tavole non siano propriamente cibi genuini. Ma in questi anni di attività ho osservato molto bene i miei pazienti e ho potuto notare, a volte con disappunto, che persone che mangiano “bene” o tutto “biologico”, non stanno poi così bene in senso assoluto, almeno fino a quando non sistemano alcuni lati della loro vita emotiva.

Al contrario persone che mangiano, perdonate il termine, da “supermercato” spesso stanno meglio. Tutto dipende secondo me dall’energia emotiva spesa o meglio “dissipata” nella continua ricerca di qualcosa che possa davvero aiutarmi a stare meglio. Nell’immaginario collettivo costruito negli ultimi trent’anni da un sistema improntato alla vendita, se mangio bene devo stare bene. Un’equazione che a me non risulta…ci sono molti altri fattori da tenere in considerazione e son tutti fattori di convivenza sociale.

Il cibo che mangiamo viene processato più volte ed in vari modi dal nostro corpo, ma la processazione forse più importante avviene ancor prima della masticazione e della deglutizione. È la processazione neurologica: il cibo prima lo si deve vedere e percepire con gli occhi (i grandi chef dicono che “prima si mangia con gli occhi”), lo si deve immaginare e pre-gustare (la famosa “acquolina in bocca”), lo si deve annusare, e si deve coglierne la consistenza ancor prima di averlo masticato. Queste fasi pre-masticatorie sono fondamentali: se mangiate da depressi o da incavolati non gustate nulla…e vi è il rischio che anche la miglior pietanza possa farvi male, o non sia correttamente digerita. Tutti gli atri sintomi come i gonfiori addominali o la stitichezza derivano a cascata da questi elementi neurologici: raramente e solo in casi ben selezionati è proprio il cibo la causa dei nostri malesseri.

Un capitolo a parte meriterebbe il fenomeno della stitichezza che sembra essere un problema almeno statisticamente più a carico del sesso femminile. In realtà anche questo sintomo ha ben poco a che fare con la qualità o quantità di ciò che si mangia. Conosco persone magre che mangiano moltissimo e sono tendenzialmente pigre di intestino. Molte persone hanno un pochino migliorata la situazione della loro evacuazione con “strategie” che hanno il sapore della ritualità più che essere una vera cura. Il kiwi, le prugne secche, l’acqua tiepida con miele e limone da prendersi rigorosamente tutte le mattine sono ritualità che funzionano per carità ma…provate a sospenderli. Tutto torna come prima. Non sono la cura…La cura vera richiede tempo, un po’ di impegno personale ma porta a risultati duraturi. Ecco perché i problemi vanno risolti il più precocemente possibile, per evitare che cronicizzino e quindi divengano di complessa risoluzione. Se un bambino che ha problemi intestinali fosse curato validamente da subito, non diventerà con alta probabilità, un adulto stitico. Sul “curato validamente” si può aprire una discussione…

La pelle è un altro organo sensoriale e protettivo di estrema importanza. Con la sua robustezza ed elasticità ci protegge e contiene il corpo. Con l’infinita serie di terminazioni nervose ci mette in relazione col mondo esterno. L’epidermide ad esempio ci permette il contatto fisico con il nostro esterno. Permette il passaggio della quantità adeguata di luce e impedisce il passaggio degli elementi patogeni.

La pelle è un vero organo emuntoriale cioè eliminatore di tossine. Le tossine vengono elaborate a livello degli organi «emuntoriali» ma eliminate, «esonerate» anche attraverso la pelle. Vi sono quindi organi emuntori primari come il rene ed il fegato o la pelle. Emuntori secondari sono, invece, quelli che intervengono in caso di sovraccarico e affaticamento dei primari. Il polmone ad esempio, le ghiandole lacrimali, salivari, sebacee e sudoripare e lo strato basale che è al di sotto dell’epidermide che equivale ad un “secondo intestino”.

Attraverso il controllo della sudorazione e la presenza dei vasi sanguigni, la pelle ha una funzione determinante nel controllo e nel mantenimento della temperatura corporea. Essa è robusta e protegge l’organismo dagli insulti meccanici. L’epidermide è una barriera a doppia via: evita l’ingresso dei microbi e delle sostanze dannose ed impedisce la perdita di liquidi, elettroliti e proteine. Riduce la conduttività elettrica e protegge dalle radiazioni ultraviolette.

La forte presenza di nervi nell’epidermide ha un fondamentale ruolo sociale, con la segnalazione di emozioni come paura o rabbia. La pelle è l’organo sul quale si esprime tutta la nostra sensibilità. Le varie forme di arrossamenti cutanei, i pomfi, tutte le forme di allergia che si esprimono a livello cutaneo derivano in massima parte da forme di ipersensibilità all’ambiente che ci circonda e vengono spesso confuse con allergie. Avvengono principalmente a livello cutaneo in prima battuta perché sulla pelle si combatte la prima battaglia tra noi ed il mondo esterno. I segnali che si manifestano sulla pelle hanno lo scopo di mettere noi e le persone che ci circondano in allarme rispetto a pericoli reali o percepiti.

Il rossore è come un segnale di allarme rosso, (non per niente è rosso!) la presenza di croste cerca di rendere la pelle più coriacea, resistente e meno sensibile, i gonfiori cutanei cercano di allontanare con una barriera di acqua le situazioni aggressive dal nostro corpo.

Un altro importante meccanismo di allerta più che di difesa è la comparsa di pruriti, che possono essere il campanello di allarme di intossicazioni profonde. Talvolta la causa è legata a farmaci o a malfunzionamento di fegato od intestino oppure vi sono pruriti su base “neurogena”. Nella mia personale esperienza vi sono spesso delle intossicazioni sociali profonde che irritano sia i nervi che le vie biliari ed ancora una volta traggono origine da problemi di convivenza.

Tutto il corpo struttura una risposta articolata per attivare le sue difese. Strategie indiscutibili, sperimentate in migliaia di anni di evoluzione, che tuttavia ci fanno star male.